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DIRITTI, LIBERTA'
E "LIBERALIZZAZIONI" |
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Quando si parla di "diritti" il pensiero va subito ad uno
di quei diritti che riteniamo fondamentali per la vita di ogni
persona: la libertà. La libertà è per così dire, la madre
di tutti i diritti ed è senza dubbio anche un valore fondante di
ogni civiltà e di ogni tipo di convivenza civile. Nella
pratica, la libertà può essere intesa in molti modi e vista
sotto molteplici aspetti: la libertà di pensiero, di opinione,
la libertà di avere una fede religiosa o un'idea politica. Ma la
libertà è soprattutto il diritto di scegliere, di
decidere.
Negli stati moderni questa libertà di scelta può essere limitata
da due fattori principali: da una eccessiva ingerenza dei governi
negli affari privati dei cittadini o da posizioni cosiddette
"di monopolio" spesso detenute da potenti gruppi economici che,
seppur formati da società diverse, in accordo tra loro,
impediscono una vera libertà di scelta ai cittadini, agli utenti
e ai consumatori.
In alcuni casi la potenza economica di questi gruppi si impone
sullo stato e sulla politica indirizzando o imponendo delle
scelte che vanno ad esclusivo loro vantaggio. In questo caso non
solo si assiste al rafforzarsi di posizioni di monopolio, ma
anche a quella situazione, estremamente pericolosa in
democrazia, in cui l'economia (i cosiddetti "poteri forti") ha
la preminenza sulla "politica".
Lo strumento delle "liberalizzazioni" ultimamente introdotto con
grande enfasi dagli ultimi due governi che si sono succeduti in
Italia, quello di centro destra e quello di centro sinistra,
dovrebbe servire appunto a rompere alcune situazioni di
monopolio per introdurre invece quel principio di libera
concorrenza che dovrebbe favorire una più ampia scelta ed una
maggiore libertà per gli utenti e i consumatori. Ma le
liberalizzazioni diventano prive di reale significato e non
sortiscono quindi alcun beneficio pratico quando non sono frutto
di libera scelta dei governi, ma sono condizionate comunque dai
poteri forti e dai potentati economici che non intendono perdere
le loro posizioni dominanti a scapito appunto della libertà dei cittadini.
E' certamente il caso delle Assicurazioni che in questi ultimi
anni hanno visto crescere non solo i loro fatturati, ma
soprattutto la loro posizione dominante tanto da trarre persino
ulteriori benefici dalle nuove norme introdotte dagli ultimi
governi. Questo potrebbe non stupire affatto, alla luce
delle strane commistioni di interessi tra uomini politici e Compagnie di
assicurazione o Banche, come sembrano evidenziare le varie intercettazioni
telefoniche pubblicate anche in questi giorni dalla stampa nazionale.
Malgrado da anni, non solo i vari ministri ma anche autorevoli
associazioni di consumatori continuino a puntare il dito sugli
aumenti dei premi assicurativi nel settore r.c. auto e su quello
che è stato definito come il "cartello" delle compagnie di
assicurazioni, nella realtà proprio in questi ultimi anni
abbiamo visto elargire tutta una serie di benefici e di "premi" che hanno
determinato da una parte un notevole guadagno dei profitti delle
assicurazioni e dall'altra una drastica riduzione dei
risarcimenti per gli assicurati ed una perdita di quella
"libertà" di scelta in capo ai consumatori, che avrebbe invece
dovuto essere difesa a spada tratta proprio da quelle
associazioni che ne dovrebbero tutelare i diritti.
Già a partire dal 2000 sono state introdotte per legge delle
"tabelle" differenziate per i danni di lieve entità conseguenti
ad incidente stradale. Tabelle che ovviamente riducevano l'entità del
risarcimento, stabilendo un principio a nostro modo di vedere,
assurdo e illiberale, per cui chi subiva lo stesso danno veniva
risarcito in maniera diversa se il danno era stato determinato
da un incidente stradale piuttosto che da un altro tipo di
sinistro. In parole più semplici i cittadini consumatori
venivano posti in uno stato di disuguaglianza di fronte alla
legge (e alle assicurazioni) per cui lo stesso danno alla salute
e all'integrità psico-fisica veniva considerato e calcolato
diversamente in base all'evento che lo aveva provocato. Tutto questo veniva "giustificato" con il fatto
che, dopo aver avuto questo bel regalo, le Compagnie avrebbero
certamente ridotto i premi delle polizze. Ma in quell'occasione
governo, associazioni di consumatori e cittadini rimasero
amaramente delusi.
Visto che il giochetto aveva funzionato, poco dopo si pensò bene
di riprovarci.
E così, sempre per legge, venne tolto persino ai
medici legali la facoltà di determinare liberamente (con perizia
medico legale) i punti di invalidità riscontrati in seguito alle
lesioni subite a seguito di incidente stradale. Furono anche in
questo caso stabilite delle "tabelle" secondo le quali un certo
male doveva essere obbligatoriamente valutato entro certi
parametri, ovviamente anche in questo caso a tutto vantaggio
delle assicurazioni e svantaggio per gli assicurati. Qualcuno
osò alzare la voce gridando allo scandalo, dicendo che le
conseguenze di un danno fisico non possono essere "tabellate" e
predeterminate perchè diverse per ogni soggetto in base al suo
stato di salute e alla diversità dell'evento (incidente). Anche
qui non ci furono associazioni di consumatori o parlamentari che
si opposero a questo ulteriore danno ai diritti e alla libertà dei
cittadini. Anche qui tutti si prodigarono a spiegare che questo
ennesimo "sacrificio" a carico dei cittadini danneggiati da
incidenti stradali sarebbe stato ampiamente ripagato da una
riduzione dei premi delle polizze. E intanto le Compagnie di
assicurazione gongolavano. Il gioco funzionava, chi l'avrebbe
mai detto? Ovviamente sulla questione della mancata riduzione delle
polizze tutto è passato sotto silenzio.
Ma c'era ancora qualcosa che non andava. La torta mancava della
ciliegina. Ma perchè, si chiesero le Compagnie, dobbiamo
sopportare che gli assicurati si facciano assistere da
esperti di fiducia per seguire le pratiche di
risarcimento? Ma dove sta scritto che debbano avere il diritto
di essere assistiti per vedersi garantito un equo risarcimento ? Perchè non possiamo fare tutto noi? Così
oltre a determinare il prezzo delle polizze potremmo anche
decidere l'entità del risarcimento. Certo, così
l'operazione sarebbe completa e i guadagni "assicurati".
Ma
c'era purtroppo di mezzo quella fastidiosa sentenza della Corte
di Cassazione che stabiliva senza ombra di dubbio che almeno un
diritto era rimasto al cittadino consumatore e assicurato: il
diritto a farsi assistere (e difendere) da un esperto nelle
pratiche di risarcimento e nella determinazione del danno. E la
Corte di Cassazione non lasciava dubbi: il danneggiato aveva
questo diritto proprio in considerazione del fatto che le leggi
in materia erano particolarmente complesse e la forza delle
Compagnie di assicurazioni lo poneva in uno stato di
inferiorità, per cui l'assistenza non solo era un diritto, ma
doveva anch'essa essere risarcita dall'assicurazione come una
voce di danno: se non avesse subito l'incidente non avrebbe
dovuto servirsi dell'opera di un esperto, come di quella di un
medico o di un fisioterapista. Quindi aveva diritto ad essere
risarcito.
E per "annullare" una sentenza l'unico mezzo è fare una legge.
Il gioco si ripete. E allora ecco che il Governo, ancora
una volta con l'appoggio
di gran parte delle Associazioni di Consumatori, mette in campo
l'"Indennizzo diretto". D'ora in poi per i casi di incidente più
frequenti (che incidono maggiormente sui guadagni delle
Compagnie) sarà la stessa assicurazione a "seguire" il proprio
assicurato e a decidere quanto gli spetta di risarcimento. Ma
non basta, con apposito D.P.R. si stabilisce anche che a quest'ultimo
viene tolto anche il diritto a vedersi risarcire delle spese per
una assistenza di parte (quella stessa assistenza che la Corte
aveva stabilito essere necessaria per il danneggiato!). Questa
volta però l'impatto è pesante. Qualcuno comincia a temere che i
cittadini, che hanno il buon senso del padre di famiglia,
facendo due più due si rendano conto di essere stati gabbati.
Come è possibile che chi deve pagarmi possa anche decidere
quanto vuole pagare? Si sa, le assicurazioni non sono certo un
ente di beneficenza e visti i trascorsi, mettere il danneggiato
nelle loro mani sarebbe, come è stato definito da qualcuno,
mettere la "volpe a guardia del pollaio". Anche qualche associazione
di consumatori si rende conto che forse non era questo che si
aspettava con questa legge. Qualche autorevole testata
giornalistica comincia ad uscire dal coro e sollevare forti
dubbi sui benefici dell' indennizzo diretto soprattutto sulla
parte che non riconosce più il risarcimento delle spese per
l'assistenza di parte. L'Associazione vittime della strada protesta
contro questo colpo di mano a danno dei danneggiati.
E allora, qualcuno si chiede, se questa nuova pratica di
indennizzo diretto è così favorevole come vogliono farci
credere, perchè non lasciare libera scelta all'assicurato
di decidere o meno di avvalersene (come per la constatazione
amichevole) invece di stabilirlo come obbligo?
Ma questo è
l'ultimo tassello dell'operazione e non è il caso di lasciare
che sorgano legittimi dubbi tra i consumatori. Così parte una
campagna pubblicitaria di proporzioni mai viste, con dispendio
di mezzi economici e di risorse. Il costo vale bene il
risultato. Governo e assicurazioni e associazioni uniti nello sforzo di far
"comprendere" agli italiani l'inesistente vantaggio di questa
operazione che lede profondamente la libertà di scelta dei
cittadini e comprime i loro diritti.
E' dunque strano che in un Paese di "democrazia compiuta", dove
il diritto e la libertà dovrebbero essere dei principi affermati
e dove tutti sembrano andare nella direzione delle
"liberalizzazioni" si svolga un'operazione che va così
pesantemente a comprimere proprio il diritto e la libertà. Il
diritto ad essere assistiti e tutelati di fronte allo
strapotere di un gruppo economico certamente potente, ribadito
dalla Corte di Cassazione, è stato annullato da governi che si
dicono "liberali" con l'assenso di associazioni che dovrebbero
difendere i diritti dei consumatori e dei cittadini in genere.
La libertà di poter scegliere se aderire o meno ad una
procedura che lascia all'assicurazione il totale arbitrio di
determinare il risarcimento è stata stroncato sul nascere.
A conti fatti in questa "liberalizzazione" c'è qualcosa che non torna.
Diego Meneghetti
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